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mercoledì 4 dicembre 2019


Scarsa cultura d’impresa, così il settore affonda

Anziché continuare a invocare tavoli e cabine di regia più o meno permanenti dove chiamare a raccolta gli attori della filiera per discutere senza costrutto dei mali del settore, abbiamo preferito studiare a fondo le nostre difficoltà, partendo da quelle manifestate dai clienti finali, al fine di proporre - con il contributo dei nostri lettori - una strada da seguire per far ripartire il sistema ortofrutticolo nazionale. Abbiamo considerato sia le minacce che le opportunità, alla luce dei nostri pochi punti di forza e delle tante debolezze. Sono nati così gli Stati Generali dello scorso 20 novembre, con i sei dossier d’approfondimento delle criticità e, da questi, è stato costruito il Manifesto dell’ortofrutta, che fissa le linee guida della nostra proposta di rilancio del comparto.



Riteniamo, infatti, che per troppo tempo si sia parlato e si continui a parlare genericamente di organizzazione, qualità, sostenibilità e internazionalizzazione, solo per ricordare i temi più gettonati, senza però dare un significato strategico a queste parole per l’ortofrutticoltura del Bel Paese. La stampa di solito denuncia e inquisisce, quasi mai però propone fattivamente. Seguendo la nostra vocazione alla ricerca ci siamo voluti cimentare in questo sforzo per dare un contributo concreto al comparto anziché le solite chiacchiere del “ci vorrebbe...”.

Non è solo colpa di governi brevi e inconcludenti o di un ministero dell’Agricoltura che ha perso più tempo a rendere trendy il suo nome che a realizzare interventi se ci troviamo in questa situazione. Per far funzionare una cabina di regia serve un copione da mandare in scena, se no non si conclude nulla. La politica e la burocrazia hanno le loro responsabilità ma gli attori e le loro rappresentanze ne hanno di certo molte di più, altrimenti non si spiegherebbero i successi del vino e dei grandi formaggi che si sono concretizzati in questi ultimi anni con le stesse dotazioni pubbliche.



La verità è che il nostro comparto soffre di scarsa visione e di mancanza programmazione strategica che sono figlie di una carenza di cultura d’impresa e formazione manageriale che sta via via allargando il divario con altre branche dell’alimentare, anch’esse in grave difficoltà, come le carni, che hanno però trovato il bandolo della matassa e iniziano a misurare le prime inversioni di tendenza nella risposta del mercato.

Per questo non crediamo alle varie declinazioni di tavoli, cabine, comitati e quant’altro, salvo per far fronte ad eventi eccezionali, ma alla condivisione preliminare di un piano d’azione strategico da parte della filiera nelle sue varie componenti, da tradurre poi in proposte concrete dotate della loro fattibilità da sottoporre solo a questo punto alla politica e su cui negoziare. L’innesco di questo processo ci auspichiamo possano essere i punti del Manifesto che indicano le direttrici che a nostro avviso vanno seguite per esaltare le peculiarità del sistema ortofrutticolo italiano e rilanciarlo nel mutato scenario di mercato. Per misurare la condivisione della nostra visione da parte degli attori del sistema e compattare la filiera su un progetto super partes, vi abbiamo chiesto di sottoscrivere il Manifesto e, se non lo avete ancora fatto, vi invitiamo a farlo a questo link. Sarà la misura di quanto anche Voi condividete il nostro disegno.


Nelle prossime settimane esamineremo i sei punti del Manifesto uno ad uno per entrare nel dettaglio del nostro pensiero, che per molti aspetti è innovativo rispetto a quanto abbiamo finora letto e sentito fra le medicine suggerite per guarire la nostra frutticoltura. Se condividete il progetto confidiamo nel Vostro sostegno.

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