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Pera Angelica di Romagna venerdì 18 ottobre 2019


La pera Angelica di Romagna si fa spazio sul mercato

Una campagna senza dubbio positiva per la pera Angelica di Romagna, marchio di proprietà dell'azienda agricola cesenate gestita dalla famiglia Alessandri che, circa 30 anni fa, ha cominciato a coltivare la varietà antica nella frazione di Ruffio. "L'Angelica di Romagna è una pera veramente speciale. E' buona, dolce, succosa e bellissima. Ha una conservabilità straordinaria in ambiente refrigerato, dove può mantenere le sue caratteristiche qualitative fino all'Epifania", spiega a Italiafruit News il responsabile commerciale, Luciano Alessandri.

La cultivar di Angelica ha una storia ultracentenaria. La sua coltivazione si è sviluppata all'inizio del secolo scorso nelle Marche, in particolare nel territorio di Serrungarina (Pesaro e Urbino). Poi si è diffusa anche in Romagna e nel Veronese, prima di essere via via abbandonata. "Noi l'abbiamo riscoperta, affinando però la tecnica colturale per aumentare la qualità - evidenzia ancora Alessandri - Non a caso, infatti, disponiamo di tre diverse pezzature: piccola, media ed extra". 



L'azienda Alessandri destina attualmente circa 14 ettari alla coltivazione dell'Angelica di Romagna, per un totale di 3.500 quintali raccolti nel 2019. "Tre anni fa abbiamo registrato il marchio e ogni anno cerchiamo di ampliare le superfici - specifica il responsabile commerciale - Il mercato nazionale sta rispondendo bene. Le richieste dei Mercati all'ingrosso del Nord Italia sono in continua crescita. Quest'anno, poi, abbiamo debuttato anche in Gdo attraverso la collaborazione con Arca e con la piattaforma Conor del Mercato ortofrutticolo di Cesena". 

I prezzi che i clienti dell'azienda riconoscono al prodotto si distaccano dal valore medio delle pere di largo consumo. "Essendo una produzione di nicchia, riusciamo a spuntare quotazioni più alte rispetto alle varietà tradizionali. I risultati commerciali, per ora, sono soddisfacenti. Bisogna dire, però, che il nostro bilancio dipende sempre fortemente dal clima: nel 2018, la grandine caduta il 17 maggio ci aveva fatto perdere una parte significativa della produzione. Mentre quest'anno, per fortuna, non abbiamo subito calamità naturali". E anche la cimice asiatica, largamente presente in Emilia-Romagna, ha risparmiato la frazione di Ruffio: "Sicuramente, per il futuro, non dormiamo sonni tranquilli...", conclude Alessandri.



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