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Uva da Tavola, mercoledì 16 ottobre 2019


«Comunicazione e cooperazione per dare valore»

Dopo una prima fase sottotono, la campagna dell’uva da tavola è arrivata in questi giorni a un momento cruciale per definire l’orientamento del mercato. E per risolvere il problema prezzi, che affligge i produttori italiani, è necessario analizzare alla base le problematiche del comparto. “Non possiamo valorizzare l’uva da tavola finché non impariamo a comunicare correttamente il settore”, è la testimonianza della ventiquattrenne Francesca Lonigro della Lonigro Group, azienda di Noicattaro (Bari) specializzata nella produzione e nella commercializzazione del frutto in tutta Europa (Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Spagna e Slovenia), circa 2.500-3.000 tonnellate in totale.

“Le aziende produttive e di commercializzazione devono imparare ad affidarsi al dialogo e alla cooperazione - continua Francesca - solo così si può risollevare il settore. Le imprese oggigiorno lavorano secondo un ragionamento troppo individualista e consegnano i loro prodotti a prezzi stracciati ma, finché la nostra uva da tavola non sarà valorizzata, i mercati di Spagna e Grecia continueranno a batterci. La mancanza di valorizzazione si ripercuote inevitabilmente anche sui consumi. Finora il problema dell’uva da tavola, dal nostro punto di vista, non è stata la qualità ma il consumo. I consumatori preferiscono l’uva estera e il prezzo con cui viene venduta l’uva italiana non copre i costi di produzione, determinando una mancanza di competitività”.



Il ragionamento si allarga poi alla distribuzione: “Anche le catene distributive hanno individuato nella frammentazione del settore produttivo il vero punto debole e ne approfittano per speculare sui prezzi fino ad arrivare, in alcuni casi, al respingimento dei carichi”. 

Il commento di Lonigro giunge nel bel mezzo di una stagione, che lei stessa definisce “anomala e altalenante”, in cui anche le varietà precoci hanno fatto registrare diverse problematiche. “A causa dei continui sbalzi climatici, la campagna della Vittoria sembrava persa in partenza, poi ha recuperato anche se i numeri dell’export non si sono rivelati ottimali. Allo stesso tempo, la campagna della Black Magic è stata spaventosa: il quantitativo prodotto è stato bassissimo, pari a un terzo della produzione degli anni passati. In generale i prezzi quest’anno non sono stati soddisfacenti, tranne che per la categoria seedless”.



Per un prodotto deperibile come quello dell’uva da tavola, come si può dunque ripartire dalla comunicazione? Per esempio, puntando su un packaging personalizzato e sostenibile. “Nelle nostre confezioni - risponde l’operatrice - abbiamo abolito la plastica e abbiamo scelto di utilizzare principalmente carta e legno. Allo stesso tempo, abbiamo realizzato etichette personalizzate, volte a creare interazione con il cliente. Il mercato tedesco, per esempio, ha apprezzato molto l’etichetta con due grappoli animati che invogliano all’assaggio dicendo: ‘Gustaci, noi veniamo dall’Italia’. Crediamo sia molto importante scegliere un packaging identificativo dell’azienda, che rappresenta un elemento di valore in un mercato dominato da soluzioni fin troppo tradizionali. Ho ideato questo packaging per trasmettere al consumatore il valore del rispetto - conclude Francesca Lonigro - rispetto per l’ambiente, per la terra che coltiviamo e per il lavoro di tutti gli operatori coinvolti”.

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di Alice Magnani

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