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lunedì 14 ottobre 2019


Bonus sullo sfuso, distribuzione perplessa

Qualcuno lo ha definito “lo shopping ai tempi di Greta Thunberg”. Una sorta di ritorno al passato, al tempo in cui il cibo sfuso, nelle botteghe, la faceva da padrone - ortofrutta e legumi compresi - e i supermercati si contavano sulle dita di una mano. Nell’ultima versione del Dl Clima approvato dal Consiglio dei Ministri, è previsto un contributo a fondo perduto per gli esercenti commerciali di vicinato e di media struttura che attrezzano spazi dedicati alla vendita di prodotti alimentari e per l’igiene personale, sfusi o alla spina pari alla spesa sostenuta e documentata per un importo massimo di 5mila euro. Obiettivo dichiarato del Governo: “Combattere l’eccesso di imballaggi”.

Il bonus per il “Green corner” sarà assegnato secondo l’ordine di presentazione delle domande, nel limite complessivo di 20 milioni di euro per il 2020 e il 2021, sino ad esaurimento delle risorse e a condizione che il contenitore offerto dall'esercente non sia monouso. Sarà un decreto del ministero dell’Ambiente d’intesa con il Mise, entro 60 giorni, a fissare requisiti e modalità per l'ottenimento del contributo e per la verifica dello svolgimento dell'attività di vendita per un periodo minimo di tre anni, “pena la revoca del contributo”.



Stralciata invece la parte del decreto che, nella versione iniziale, prevedeva il 20% di sconto sul prezzo di vendita per chi decidesse di acquistare prodotti sfusi o alla spina: non si farà.

I detrattori del provvedimento sostengono che la mancanza del pack impedisce di proteggere adeguatamente i prodotti e aumenta gli sprechi; i favorevoli affermano che lo sfuso, oltre al risparmio ambientale, ne garantisce anche uno economico e che, inoltre, si acquista solo la quantità di prodotto necessaria, evitando surplus.



Molto perplessi, però, i destinatari de provvedimento: "L’ambiente e l’ecosostenibilità ci stanno a cuore, ma non pensiamo che la soluzione siano i green corner", spiega Donatella Prampolini (foto sopra), presidente di Realco e dei dettaglianti dell'alimentazione Fida-Confcommercio. "Se l’evoluzione dei servizi, nel corso degli anni, li ha di fatto eliminati, occorre prima  di tutto chiedersene il motivo. Vi sono molteplici problemi, dalla scarsa profondità assortimentale alla difficoltà di gestione, e soprattutto dalle normative igienico sanitarie, di cui il Governo non pare essersi occupato. Si dà per scontato, infatti, il fatto che i contenitori per gli alimenti possano essere portati da casa. Si apre quindi una questione per noi insormontabile: chi risponde infatti in caso di contaminazione degli alimenti?". "Senza garanzie per gli esercenti - conclude Prampolini - la nostra federazione sconsiglierà questa tipologia di vendita al pubblico. Occorre aprire un serio tavolo di lavoro per capire chi è il responsabile dell’Haccp". 

Secondo un recente studio, i negozi che propongono solo prodotti sfusi sono in crescita anche in Italia: a Roma se ne conterebbero una cinquantina, a Torino circa 20, a Milano oltre 10, con presenze anche al Sud, dalla Puglia alla Basilicata, dalla Calabria alla Sicilia.

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