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lunedì 7 ottobre 2019


Pomodoro siccagno, la mancanza di acqua come risorsa

"Il pomodoro siccagno è un metodo di coltivazione e non una cultivar. Inoltre non tutte le varietà di pomodoro si adattano all'aridocoltura". Vincenzo Pisa, che dopo un'esperienza operativa e tecnica nella Cooperativa Rinascita per circa dieci anni ha da poco ricevuto l'incarico di presidente, ci tiene subito a precisarlo.

Da svariate generazioni gli agricoltori dell'entroterra siciliano e specificatamente a Valledolmo, Sclafani Bagni, Alia Vallelunga, Villalba, portano infatti a termine il ciclo di maturazione del pomodoro siccagno, chiamato così perché coltivato senza irrigare. Accanto alla carenza di acqua in quel territorio, complice della strada intrapresa è stata "un'infestazione di Aelia rostrata che nella metà degli anni '70 ha colpito le campagne del Centro Sicilia decimando centinaia di ettari coltivati a grano. Questo fenomeno è durato qualche anno e ha portato scoraggio in questa coltivazione. Così alcuni piccoli agricoltori hanno voluto tentare di sviluppare la coltura del pomodoro siccagno, da tempo utilizzato solo per il piccolo mercato locale".

L'intero ciclo avviene senza irrigazione, ma che caratteristiche deve avere il terreno?
Il terreno deve avere un giusto equilibrio tra sabbia e argilla in modo da non spaccare e trattenere quindi l'umidità, per questo motivo si effettuano continue lavorazioni sia a mano che con mezzi meccanici per interrompere la traspirazione. Oltre alla natura dei terreni, il sole, il clima e l'escursione termica tra giorno e notte, insieme ai venti di tramontana fanno sì che la pianta cresca, si sviluppi e fruttifichi.

Nei periodi di siccità incontrate delle difficoltà?
Certamente, come tutte le piante orticole. In questo caso si aumentano le lavorazioni al terreno e si fa qualche irrigazione di soccorso.

E la concimazione?
E' strettamente legata all'irrigazione in quanto la rende facilmente assimilabile. Di conseguenza non vengono effettuate concimazioni alla coltura tranne qualche passaggio fogliare senza forzarla con interventi massivi di fertilizzanti e con una difesa antiparassitaria ridotta, ricorrendo sempre a prodotti consentiti nelle produzioni biologiche.



Come precisa Vincenzo Pisa la Cooperativa Rinascita è infatti molto attenta al tema della sostenibilità ambientale e utilizza principalmente prodotti a base di zolfo e rame che sono consentiti in agricoltura biologica. 

Andando più sulla parte tecnica della coltivazione, il pomodoro siccagno si trapianta dopo aver lavorato il terreno durante il mese di marzo e nel primo periodo di aprile. "Il terreno va preparato in tempera e la lavorazione di quest'ultimo inizia un anno prima con un'aratura profonda e successivi passaggi di affinamento, in modo da creare un buon letto di trapianto".

Non essendo irrigata, la pianta si presenta rustica con pochi frutti e relativamente piccoli. Vincenzo spiega che le varietà coltivate sono "Pizzutello, Frassino, Supermach, Brigade e Ug 12406" e che la raccolta "si protrae da luglio ad ottobre e va fatta manualmente".

Spesso chi coltiva pomodori si trova a dover affrontare il marciume apicale. Nel caso quali sono le misure che adottate?
Sì, specialmente in annate di forte siccità. Le misure a nostra disposizione sono poche, infatti come detto sopra si effettua qualche trattamento fogliare che non porta a grandi risultati.
Invece il ragnetto rosso, l'acaro che attacca le foglie del pomodoro e ne causa il disseccamento, non è un problema per gli agricoltori del pomodoro siccagno perché non trovando piante vigorose non riesce ad insediarsi.

Oltre al metodo di coltivazione, ci sono differenze di sapore tra il pomodoro coltivato in asciutto e quello coltivato irrigando?
Il sapore sicuramente in quanto le proprietà organolettiche si esaltano. Gli elementi organolettici e nutritivi sono altamente concentrati (vitamine, zuccheri e antiossidanti). Il pomodoro siccagno ha un basso apporto calorico ed è ricco di sostanze antiossidanti.

E dal punto di vista della resa cosa cambia tra il pomodoro siccagno e quello coltivato tradizionalmente?
La differenza di resa è abissale. Il rapporto è di 1 a 10: si passa da 100 quintali a mille quintali. E, considerando che l'incidenza della manodopera è notevole, questa coltura diventa redditizia se di tipo familiare.

La cooperativa: uniti è meglio
Sia per una questione di guadagni, sia per dar voce e forza ai piccoli agricoltori locali, più di quaranta anni fa è stata presa la decisione di dar vita ad una vera e propria cooperativa.

"Era l'anno 1978 - ricorda Vincenzo Pisa - la raccolta del pomodoro incalzava e tre piccoli giovani produttori lanciarono l'idea di una cooperativa capace di affrontare le numerose difficoltà connesse alla gestione della commercializzazione del pomodoro legata alla presenza di sensali (mediatori in contrattazioni di prodotti agricoli e zootecnici, ndr) che sottoponevano ad abusi e contestazioni spiacevoli, con grande perdita di guadagno e di fiducia da parte di chi produceva. La sempre crescente produzione di pomodoro nel territorio di Valledolmo aveva dato vita ad un notevole volume d'esportazione verso le fabbriche conserviere di Bagheria, Partinico, Comiso e di Palermo, e la cooperativa diventava il fulcro attorno a cui centinaia di piccoli produttori valledolmesi organizzavano la commercializzazione e la gestione della logistica e del conferimento".



"La nascita della Cooperativa Rinascita - continua - ha garantito la razionalizzazione del conferimento, l'abbattimento dei costi di trasporto ed un maggiore potere contrattuale da parte dei produttori di pomodoro, dando un forte impulso all'economia agricola locale, tanto che nei primi anni '80 risulta essere fiorente, specializzata e meccanicamente avanzata. Alla fine degli anni '90 la profonda crisi delle industrie conserviere ha messo a rischio la stessa esistenza della cooperativa. I soci hanno reagito e, sfruttando le opportunità derivanti dai nascenti Patti territoriali, sono riusciti a riconvertire la propria mission aziendale e creare una piccola industria di trasformazione che ha permesso il completamento dell'intera filiera, creando valore economico e sociale aggiunto a favore dei soci e dell'intera economia e della piccola realtà locale. Oggi lo stabilimento offre lavoro a 23 addetti con una capacità aziendale che supera il milione di pezzi".

Attualmente i soci sono venti di cui tre non conferitori e la cooperativa "concentra una superficie investita a pomodoro di circa 50 ettari, con una produzione totale di circa cinquemila quintali".

E' cambiato il prezzo del prodotto che conferiscono i soci da quando è nata la cooperativa ad oggi?
Sì, è cambiato enormemente. Si è passati da circa 70 lire/chilogrammo a 0,28 euro/chilogrammo di oggi. Il prezzo del pomodoro siccagno non può paragonarsi a quello industriale, quindi i soci di anno in anno si riuniscono per cercare di determinare un prezzo che possa remunerare la coltivazione di esso.

Pomodoro siccagno: dal campo alla tavola
Come anticipato, da qualche anno i soci della Cooperativa Rinascita hanno avuto fare un ulteriore passo avanti completando la filiera con un impianto di trasformazione e commercializzazione della coltura. Tra passate, salse pronte, pelati, concentrato e pomodoro secco, sono numerosi i prodotti che gli addetti realizzano entro ventiquattro ore dall'arrivo dei pomodori nello stabilimento.

"I prodotti - conclude il presidente - sono ormai presenti nelle principali catene di distribuzione organizzata in tutta Italia". 

Autore: Giulia Romualdi

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