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mercoledì 2 ottobre 2019


Noci, un mercato con grandi prospettive

La domanda di noci cresce, grazie al sempre maggiore interesse del consumatore verso aspetti nutraceutici e salutistici. Le noci, come tutta la frutta secca, sono infatti ricche di sostanze antiossidanti e di acidi grassi polinsaturi, in particolare acido linoleico (omega 6) e linolenico (omega 3), noti per l’effetto positivo sul funzionamento dell’apparato cardio-circolatorio (Banel e Hu, 2009). In Italia l’aumento dei consumi è stato pari al 58,3% nel periodo 2000-2010 raggiungendo le circa 50mila tonnellate all'anno (fonte Nucis Italia, 2018).

Questa esplosione d'interesse ha pertanto portato ad un aumento delle superfici coltivate a noce da frutto. Da questo crescente interesse nascono le Giornate tecniche Soi sul noce da frutto: innovazione e sostenibilità, che si sono svolte il 20 e il 21 settembre 2019 a Bologna. Organizzatore è stato il Gruppo di lavoro Soi Frutta secca in collaborazione con l'Università degli Studi di Bologna, l'Università politecnica delle Marche ed il Crea - Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia.

Noce, si aprono grandi prospettive
"Dal punto di vista produttivo - spiega Giuseppe Calcagni, presidente di Besana Group e vicepresidente di Inc - Organizzazione mondiale della frutta secca ed essiccata, durante il suo intervento al convegno Soi - l’Italia oggi si colloca al 12° posto della classifica mondiale dei produttori di noci con 12mila tonnellate. Un valore però che è calato negli anni: nel 1961 la produzione era di 71mila tonnellate. Il dato odierno ci porta ad essere importatori netti di noci in guscio e sgusciate. Visto i consumi che ci sono in Italia e nel mondo c'è ampio margine produttivo".

"La frutta secca in genere, ed il noce in particolare, è infatti un prodotto globale per produzione e per consumi, e questo rappresenta un elemento dalla doppia interpretazione: alta competitività produttiva ma elevati consumi reali e potenziali. Ed è qui che si gioca la partita. Rispetto ai consumi pro-capite annui di gherigli di noci gli Stati Uniti sono al primo posto con 1.240 grammi, seguiti da Israele con 1.200 grammi e Francia con 1.020 grammi. In Italia il consumo è di 620 grammi, a pari merito con la Germania. Nazioni come Cina e India sono al 17° e 18° posto con soli 56 e 40 grammi pro-capite, ma la loro numerosa popolazione (legata anche all'incremento del reddito medio) e le loro radicate tradizioni verso questi frutti portano a pensare che esistono ampie possibilità di crescita del settore. Le prospettive per il mercato nocicolo, e di tutta la frutta secca, sono veramente molto interessanti".

Verso il noce specializzato
"Il noce - commenta Eugenio Cozzolino, agronomo e organizzatore dell'evento - è un prodotto fortemente radicato nella tradizione agricola e culturale italiana. Ha però negli anni subito un ridimensionamento ed una contrazione produttiva a causa di un mix di situazioni: ad esempio scarsa produttività delle piante, bassa qualità del prodotto, rese varietali non all'altezza, mancanza di un ritorno economico, ridotto interesse del consumatore, modalità di coltivazione obsolete e non sostenibili. Oggi il mercato vive un rinnovato interesse che permette al produttore agricolo di vivere positivamente questa opportunità. Dobbiamo però migliorare nell'intero processo agronomico e produttivo, guardando ad una nocicoltura specializzata. Attenzione anche alla produzione di noce biologico".



Tante le novità e le informazioni emerse dalle giornate tecniche della Soi, che si sono tenute a Bologna. Ecco alcune delle principali indicazioni agronomiche, che tecnici e ricercatori hanno proposto durante i tanti interventi che si sono succeduti.
 
Materiale vivaistico
E' importante partire da materiale vivaistico adeguato, perché solo da una buona pianta può essere prodotto un buon frutto. Per questo motivo il materiale vivaistico deve essere di qualità, certificato e rispondente geneticamente alle richieste.
Due le possibilità di produzione vivaistica: noce innestato e micropropagato. In entrambi i casi oggi riprodurre il noce è decisamente difficile, in quanto il livello di attecchimento dell'innesto e la radicazione delle piante (e successivo ambientamento) nella micropropagazione non sono alti. In entrambi i casi il motivo è legato ad un aspetto fisiologico tipico del noce: quello di produrre elevate quantità di polifenoli a seguito di tagli e stress che creano reazioni secondarie deleterie e ostruzioni dei vasi linfatici che limitano il successo dell'operazione colturale, sia che sia innesto che la produzione di piante micropropagate. Senza dimenticare gli elevati costi per poterli realizzare, che si ripercuotono sui costi finali della pianta.

Ad oggi l'uso di materiale innestato è comunque superiore con un rapporto di 9 piante su 10. Dal punto di vista del risultato produttivo al momento non esiste una grande differenza. Discorso diverso potrebbe esserci per la corrispondenza genetica e per la sanità del materiale propagato che sono spostati a favore delle piante micropropagate. 

La scelta varietale è importante
Prima le varietà italiane (es. Sorrento*, Bleggiana e Feltrina) e quelle francesi (es. Franquette*) la facevano da padrone in Italia e in Europa. Poi l'arrivo delle varietà californiane ha rivoluzionato la nocicoltura specializzata, aumentando le rese ed aprendo alla meccanizzazione - elementi fondamentali per essere sostenibili economicamente.

Le varietà più diffuse in Italia sono così diventate Lara® Pieral* (maturazione precoce), Tulare* (intermedia), Howard (intermedia) e soprattutto Chandler* (medio-tardiva). Quest'ultima è sicuramente la più diffusa a livello mondiale. Chandler* presenta albero di medio vigore e portamento semi-eretto. Germogliamento e fioritura sono medio-precoce. La fruttificazione è laterale (mentre nelle vecchie varietà italiane era terminale) e le rese elevate. La maturazione avviene a fine settembre o inizio ottobre. I frutti sono di forma ovale, con base ed apici arrotondati. Il guscio è di colore chiaro, liscio, sottile e con gheriglio chiaro. Il frutto è di grandi dimensioni (13-15 grammi) con perfetta chiusura delle valve e sutura poco pronunciata. La resa allo sgusciato è medio-elevata (49-55%).

E' però importante che vengano introdotti nei prossimi anni nuovi genotipi che possano supportare al meglio la crescita del sistema Italia. In modo particolare è necessario l'adattabilità ai nostri ambienti, diversificare la tipologia del frutto, dilatare il calendario di raccolta al momento troppo compresso in un breve periodo, aumentare le rese allo sgusciato, migliorare e diversificare il colore del gheriglio, migliorare lo sviluppo delle piante, individuare piante resistenti alle principali avversità biotiche ed abiotiche del noce.
 
Raccolta, parola d'ordine: meccanica
La maturazione dei frutti avviene in epoche diverse a seconda della varietà, della gestione del noceto, della latitudine dell'area di coltivazione e della destinazione commerciale. In generale il momento d'inizio raccolta può corrispondere alla presenza del 10% di frutti con mallo aperto, che per la varietà Chandler* avviene tra la fine di settembre e i primi giorni d'ottobre. La modalità di raccolta avviene attraverso due diverse macchine: una prima fase con macchine scuotitrici che fanno cadere i frutti a terra ed una seconda fase con raccoglitrici che raccattano o aspirano dal terreno i frutti.
 
Costi e guadagni: alcuni dati
Per creare un impianto medio servono 10-12mila euro all'ettaro (240 piante ad ettaro con sesto 7x6 metri), a cui vanno aggiunti altri 10-12mila euro all'ettaro per allevare le piante fino al quinto anno. A partire dal quinto anno e fino al venticinquesimo anno (termine ipotetico di fine carriera) i costi di produzione sono circa 8-9 mila euro all'ettaro, tra spese di ammortamento e di gestione vera e propria. Non dimentichiamo i costi del materiale vivaistico che possono essere anche abbastanza alti. E' dal quinto anno che si inizia a guadagnare, con prospettive decisamente interessanti. La Plv stimata è di circa 17mila euro all'ettaro, ipotizzando un prezzo di vendita di 3,50 euro al chilo e una produzione di 50 quintali all'ettaro.
 
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Fonte: Agronotizie

Autore: Lorenzo Cricca 


a cura di AgroNotizie

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