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Nocciole Avella martedì 24 settembre 2019


«Saremo invasi da nocciole turche»

La corilicoltura campana sta vivendo un momento difficile: produzione dai volumi scarsi, ma prezzi che non decollano. E' questo il quadro tracciato da Terrae Abellanae, un’associazione di filiera agroalimentare costituita nell’aprile del 2017, con forte specializzazione nella corilicoltura. E’ composta da 18 soci di Avella e comuni limitrofi, in Bassa Irpinia, provincia di Avellino.

"Ormai il mercato della nocciola, per le aziende agricole irpine e campane, si presenta schiacciato su due poli - scrive in una nota l'associazione - da un lato un mercato sottoposto ad una posizione di vantaggio delle grandi realtà industriali, di cui alcune decisamente presenti nel mercato della materia prima, dall’altra istituzioni che spesso non riescono a cogliere i segnali di disagio del comparto. Veniamo ai fatti: l’annata si presenta scarsa come quantità di produzione nella gran parte della nostra Regione, per intenderci ci si attesta su di una media di 5 quintali ad ettaro, arrivando in alcune zone fino ad un quintale per ettaro. A fronte di ciò ci si aspettava un prezzo d’acquisto che accompagnasse la scarsità del prodotto. Le aziende più rappresentative del panorama industriale internazionale sono partite invece con un prezzo inatteso: 6 euro per la parità sgusciata, il che vuol dire un prezzo che si aggira intorno ai 2.50/2,65 euro il chilo per il produttore alla vendita effettiva. Davanti a questa condizione, lo scenario per le azienda agricole è pesante e insostenibile. Tra l’altro, ricordiamo, che la stragrande maggioranza dei produttori, a queste condizioni, non venderanno. Ciò vuol dire che il mercato italiano sarà inondato da nocciole turche".

L'associazione chiede al mondo associativo e istituzionale di fare squadra per chiedere un sostegno in annate di crisi come questa. "Ci sembra evidente che, la strada intrapresa con la Nocciola di Avella DeCo, sia quella che va nella giusta direzione - conclude Terrae Abellanae - Usare marchi che certificano la qualità, accertare l’origine e le caratteristiche del prodotto, quindi valorizzarlo, è il giusto strumento per creare valore e dare soddisfazione a tutta la filiera e, di conseguenza, creare sviluppo territoriale".



Anche Vincenzo De Maio, amministratore dell’omonima azienda ed imprenditore della Terra dei Sette Colli, al portale Bassa Irpinia parla dei prezzi bassi.
"A oggi ci siamo accorti che le stime produttive iniziali erano state troppo bonarie rispetto alla situazione contingente: la riduzione produttiva è pari al 70%, ciò significa che abbiamo prodotto solo il 30% di una normale stagione. Anche sul fronte dei prezzi ci aspettavamo una situazione migliore, auspicando in una quotazione da 350 euro il quintale; purtroppo per le coltivazioni di nocciole campane il prezzo medio è di 250 euro il quintale. Quotazioni migliori riscuote la nocciola di Giffoni. I prezzi bassi con cui sono pagate le nocciole riescono a stento a  coprire i costi di gestione, data la scarsa produzione. Del resto, i coltivatori turchi, nostri concorrenti e primi produttori al mondo, hanno ottenuto una produzione pari all’80% rispetto a una normale, quindi non hanno incrementato il prezzo delle loro nocciole, che anzi sono risultate molto appetibili. Questa situazione ci sta affossando e forte è il malcontento tra i produttori campani. A memoria di chi ha fatto il corilicoltore o l’agricoltore in genere, un’annata così deludente non si verificava da decenni. Anche il clima ha giocato il suo ruolo: i problemi durante l’allegagione dovuti alle avversità climatiche, si sono tradotti in un ritardo della raccolta pari a due settimane. In questo momento siamo in uno stadio avanzato della raccolta, e contiamo di terminarla per fine mese".

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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