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venerdì 13 settembre 2019


Kiwi italiano, la raccolta scenderà del 10%

Produzione attesa in calo del 10% per il kiwi dell'Italia, principale Paese produttore dell'Emisfero Nord con più di 540mila tonnellate raccolte nelle ultime cinque annate. Francia e Grecia, contrariamente al nostro Paese, dovrebbero gestire un volume stabile rispetto all'anno precedente. E' quanto è emerso alla 38esima convention dell’International Kiwifruit Organization (Iko) che, dall'8 al 10 settembre scorsi, ha riunito a Torino 38 delegati del comparto kiwi provenienti dai maggiori Paesi produttori di questo frutto. 

Per quanto riguarda l’intero Emisfero Nord, l'Iko prevede una produzione equilibrata per il 2019, non eccedentaria e di buona qualità. La stagione del kiwi nell’Emisfero Sud sta per volgere al termine, seguendo un andamento commerciale regolare. Il Cile chiude in questi giorni gli imbarchi verso mete oltreoceano e la Nuova Zelanda si presta a concludere le spedizioni tra qualche settimana. "Lo scenario di mercato è favorevole e caratterizzato da stock inferiori", come sottolinea l'Iko in nota. Le prospettive commerciali per i Paesi dell'Emisfero Nord sono quindi buone. Ma, come ogni anno, bisogna stare in guardia poiché "va assolutamente scongiurato il rischio di raccolte anticipate, una tentazione per alcuni produttori ancor più forte in una situazione come quella attuale". 

"Le conseguenze delle raccolte anticipate sarebbero pesanti - prosegue l'Iko - e potrebbero incidere negativamente sulla stagione sin dalle sue battute iniziali, non solo per gli operatori della filiera ma anche per i distributori che potrebbero vedere pregiudicata la loro redditività nel medio-lungo termine a causa di un giudizio falsato del consumatore sulla qualità generale proposta. La raccomandazione è di preservare tale congiuntura positiva del mercato aspettando il giusto grado di maturazione del frutto in pianta, nel rispetto dei diversi parametri definiti nei vari Paesi di produzione, per offrire un prodotto qualitativamente buono, dal gusto ineccepibile, sostenendone così il consumo".



Il summit è stato coordinato da Patrizio Neri (Jingold) che, nell'occasione, ha proposto di creare un Comitato ad hoc in grado di raccogliere ed elaborare dati e numeri su quei Paesi che si stanno affermando con prepotenza sulla scena internazionale, ma rispetto ai quali non si hanno informazioni precise. "La mia proposta è stata approvata dai presenti all’unanimità - commenta Neri - Ritengo sia il solo modo per continuare a essere protagonisti dell’evoluzione del comparto e non confinarci nel ruolo di meri osservatori dei fatti".

“E’ stato un onore per me - continua Neri - presiedere l'assemblea dell'Iko, che da molti anni rappresenta un momento importante per fare il punto sullo stato dell’arte del comparto dell’actinidia a livello mondiale. Le delegazioni che si sono riunite rappresentano da sempre gli interessi del settore nei principali Paesi produttori in un’ottica di ulteriore sviluppo e crescita. E’ per questo motivo che questo tavolo non deve essere impreparato di fronte alle nuove dinamiche del mercato e deve sapersi adattare a un campo da gioco che sta cambiando".

Un secondo aspetto trattato dai 38 delegati riguarda lo spinoso tema della contraffazione dell’origine. Dopo l’operazione ribattezzata "kiwi-gate", che lo scorso anno ha coinvolto Francia e Italia (la procedura giudiziaria si concluderà tra pochi mesi), l'Iko raccomanda "molta attenzione affinché tali illegalità non si ripetano e si schiera a difesa della valorizzazione dell’origine del prodotto. Ogni areale produttivo è in grado di offrire kiwi di ottima qualità, caratterizzato da specifiche peculiarità organolettiche dovute al territorio di provenienza; è dunque dovere degli operatori comunicare ed esaltare questo aspetto in ottica di maggior trasparenza e di fiducia anche nei confronti del consumatore finale".



Durante la seconda giornata di lavori sono state affrontate tematiche tecniche, legate agli aspetti fitosanitari che interessano la coltura nei principali Paesi di produzione, quali la batteriosi e la moria dei kiwiI rappresentanti si sono poi soffermati a lungo sulla preoccupante diffusione della cimice asiatica (Halyomorpha halys, nella foto sopra), riconoscendo "la necessità di sensibilizzare le singole Istituzioni dei diversi Paesi, adottando al contempo un’azione congiunta in Europa, per una reale presa di coscienza del problema, nella speranza di riuscire a far fronte in modo efficace a tale emergenza". 

“Negli ultimi anni l’industria mondiale del kiwi è cresciuta moltissimo - conclude Neri - E' dunque necessario, oggi più che mai, continuare a lavorare insieme per sostenere tale tendenza e valorizzare al massimo l’intera filiera”.

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