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martedì 4 giugno 2019


Ciliegie, nuovi portinnesti più resistenti

I portinnesti Gisela 5 e Gisela 6 si sono dimostrati idonei agli impianti ad alta densità in corso di sperimentazione nelle aziende delle province di Ferrara e Bologna, visitate durante il terzo tour del Simposio internazionale della Ciliegia (clicca qui per leggere l'articolo). La produzione raggiunta dagli impianti dell'azienda Salvi Vivai e dell'azienda dell'Università di Bologna è quella desiderata, ma gli effetti del maltempo sono tangibili anche qui: pioggia e grandine hanno favorito il cracking dei frutti sulle varietà precoci.

Ma nella serie Gisela stanno conquistando spazio anche nuovi portinnesti che, grazie ad una maggiore resistenza e capacità di adattamento a condizioni climatiche ostili, danno una risposta a situazioni in cui le piogge diventano abbondanti anche nell'ultima fase di maturazione delle ciliegie. Stiamo parlando dei portinnesti Gisela 12, Gisela 13 e Gisela 17.

Varietà Regina innestata su portinnesto nanizzante Gisela 5


Il portinnesto nanizzante Gisela 5 è il più diffuso negli impianti intensivi, lo abbiamo visto a Ferrara dove l'azienda Salvi Vivai ha avviato due ceraseti ad alta densità, uno con 6.600 piante ad ettaro e uno con 3.300 piante ad ettaro. In entrambi i sesti d'impianto il Gisela 5 ha fornito ottimi risultati con piante già produttive al secondo anno e una durata d'impianto di 12-15 anni. L'Università di Bologna adotta invece il portinnesto seminanizzante Gisela 6, più vigoroso del 5, per ottenere un ceraseto da 1.200 piante ad ettaro organizzate in tre assi principali, nella forma detta a candelabro. Anche il Gisela 6 ha fornito piante produttive e dotate dei tre assi già al secondo anno.

Il clima ballerino con cui i produttori stanno facendo i conti in questa "pazza primavera", però, induce una riflessione sull'impiego di nuovi portinnesti. Per la serie Gisela, durante il Simposio internazionale della Ciliegia tenutosi a Vignola, Johannes Feldmann del Consortium Deutscher Baumschulen ha acceso i fari sulle ultime novità capaci di far fronte a un clima sempre meno stabile.


Parlando del Gisela 12 (foto in apertura), Feldmann spiega che "ha un vigore nel range di Gisela 6 ma mostra un migliore adattamento ai siti ventosi e con elevate precipitazioni naturali, inoltre è meno suscettibile a Pseudomonas (cancro batterico) ed è classificato tollerante ai virus Pdv e Pnrsv. L'ancoraggio è buono, dato che le radici del Gisela 12 vanno più in profondità rispetto a quelle del Gisela 6. La compatibilità d'innesto è molto buona. Oltre alla resistenza al freddo invernale, Gisela 12 si adatta anche ai climi più caldi".

Per quanto riguarda il Gisela 13, invece, il portinnesto "si propone come alternativa al Gisela 6 dato che è ben performante con condizioni ambientali meno favorevoli ed è adatto per cultivar auto-fertili - prosegue Feldmann - L'ancoraggio è buono e non ha riportato problemi di innesto. Induce una crescita maggiore rispetto a Gisela 5 e un'entrata in produzione precoce. Con Gisela 13 si hanno alte produzioni e buona qualità dei frutti perfino in condizioni di crescita sfavorevoli, inoltre ha mostrato buone performance su terreno re-impiantato".

E infine il portinnesto più vigoroso della serie Gisela, il Gisela 17. "Induce una dimensione degli alberi inferiore del 70-80% rispetto a Prunus avium. E' molto robusto e sano e può adeguarsi a condizioni ambientali poco favorevoli e alla gestione colturale estensiva - conclude Feldmann - L'ancoraggio e la compatibilità d'innesto sono molto buone. Nonostante la vigoria, Gisela 17 induce una precoce entrata in produzione. Ha esigenze inferiori riguardo il tipo di terreno e le condizioni ambientali rispetto a Gisela 5, inoltre è adatto a condizioni di re-impianto”.


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di Tommaso Santi

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