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lunedì 15 aprile 2019


Avanti Italia, c’è la Spagna da conquistare

Se i mercati lontani non si sbloccano, allora forse sarebbe opportuno guardare vicino. E cercare di migliorare le prestazioni commerciali nei Paesi europei dove i nostri prodotti sono marginalmente presenti e con consumatori che, in linea teorica, potrebbero riconoscere un valore distintivo alla nostra offerta. E' il caso della Spagna, la nazione che cresce di più tra le grandi economie europee (+2,6% del Pil nel 2018) ma anche quella in cui l’Italia esporta solo 180 milioni di euro, vale a dire meno del 4% del nostro fatturato totale all’esportazione. Briciole.

Come ha ricordato Marco Salvi, presidente di Fruitimprese alla 70esima assemblea annuale dell'associazione delle imprese ortofrutticole, il nostro Paese riesce a esportare nel territorio iberico praticamente solo tre frutti: kiwi, mele e uva da tavola. Per gli operatori spagnoli, al contrario, l'Italia è diventata una destinazione strategica (da un miliardo di euro l'anno) per prodotti di cui disponiamo grandi quantità, come pesche e nettarine, albicocche, fragole, arance, clementine, limoni, uve, mandorle, pomodori e così via. 



Le condizioni per conquistare il mercato spagnolo dell’ortofrutta sembrano non mancare. Per un motivo: il consumatore iberico, quando deve decidere cosa comprare, non mostra una marcata preferenza verso i cibi nazionali e, allo stesso tempo, è “innamorato” dell'Italia. Non a caso siamo la destinazione turistica preferita dagli spagnoli, ma anche un modello per gli stessi esportatori iberici. Lo conferma il fatto che ci siano aziende ortofrutticole spagnole che vendono in tutta Europa con marchi ispirati all'Italia, come le famose pesche “Monna Lisa” di alta qualità (nella foto soprastante). 

Ma c'è un dato, significativo, che dovrebbe spronare le nostre aziende a tentare di vendere di più, e meglio, in Spagna: oggi solo il 33,8% dei consumatori iberici dà priorità all'acquisto di alimenti o marche nazionali rispetto ad altre origini. E' quanto ha evidenziato un recente studio sul comportamento sociologico degli spagnoli che, di recente, ha presentato il ministero dell'Agricoltura locale. Questa quota, secondo la ricerca, risulta in calo di ben tre punti percentuali rispetto ad un anno fa. E non è tutto: solo il 21% degli iberici ritiene fondamentale conoscere l'origine dei prodotti che porta in tavola. Che dire ancora: muoviamoci e proviamoci.
 
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