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lunedì 1 aprile 2019


L'italian sounding non è un problema

Il Made in Italy funziona. Per tanti, ma non per tutti. E l'ortofrutta? Il sigillo tricolore rischia di trasformarsi in una mera medaglietta e di non esprimere, per frutta e verdura, tutto il valore di cui è portatore.

Opportunità che si lasciano per strada, ma anche poca strategia a livello di promozione. Ecco che nella ricerca che stiamo ultimando in vista di Think Fresh - Al cuore dei consumi (Rimini, 7 maggio) abbiamo scelto di approfondire il tema. La buona notizia è che all'estero l'italianità è richiesta più che mai e apprezzata, ma nei Paesi più lontani, dove la Penisola e le sue produzioni sfiorano il mito, il prodotto ortofrutticolo italiano non si trova o è poco riconoscibile. L'italian sounding, quindi, per frutta e verdura è un falso problema.

Abbiamo chiesto a un campione di settemila consumatori come intendesse il Made in Italy: se il prodotto deve essere fatto esclusivamente in Italia o se è sufficiente rispettare l'utilizzo delle materie prime e le modalità di produzione italiane. La differenza che passa tra il Parmigiano Reggiano e un qualsiasi "Parmesan", cioè un formaggio che con l’originale ha solo in comune di essere a pasta dura ma non ne segue le rigide regole produttive. Ebbene, nei Paesi europei in cui esportiamo la stragrande maggioranza della nostra ortofrutta le percentuali sono bulgare: un prodotto è italiano solo se è prodotto in Italia da materie prime italiane e con la sapienza e l'esperienza del nostro Paese. Non è una banalità. Se ci spostiamo verso Oriente la percentuale di chi si accontenta di un prodotto fatto fuori dall'Italia ma con le stesse tecniche arriva a un massimo del 26%. Anche qui, quindi, i tre quarti dei consumatori ritengono che un prodotto può dirsi italiano solo se è fatto in Italia.

Monitor Ortofrutta di Agroter

Queste valutazioni ci danno una chiave di lettura diversa dell'italian sounding: chi compra questi prodotti non lo fa per una scelta inconsapevole, pensando che l'articolo acquistato sia equivalente a quello fatto in Italia. Ma è una scelta dettata da altri fattori: dai prezzi più bassi dell'originale fino alla mancata presenza o alla non corretta percezione del vero prodotto italiano. Questo è vero soprattutto nel settore ortofrutticolo: l'Italia, pur avendo un primato in kiwi, pere, mele o arance rosse, difficilmente riesce a qualificare l'origine di questi prodotti nei mercati esteri.

Dallo studio del Monitor Ortofrutta di Agroter emerge come alla base di questo ci sia la non riconoscibilità del prodotto italiano e la non conoscenza dello stesso. L'ortofrutta ha tutte le carte in regola per essere una bandiera del Made in Italy nel mondo, magari sfruttando la forza di prodotti traino come il Parmigiano Reggiano o piatti e drink italiani conosciuti in tutto il mondo. Pere Abate e Parmigiano Reggiano - tanto per mutuare l'antico adagio "al contadino non far sapere quant'è buono il formaggio con le pere" - potrebbe essere un connubio di successo. E che dire poi della possibile qualificazione della pesca bianca attraverso il Bellini inventato dal maestro Giuseppe Cipriani?

Think Fresh

Gli spunti non mancano e la forza della cucina italiana deve essere sfruttata anche dall'ortofrutta. La nostra cucina, infatti, all’estero è spesso più apprezzata della cucina dei paesi oggetto di indagine: un elemento di straordinario valore e, se volete saperne di più, a ThinkFresh vi mostreremo questa speciale classifica. Un elemento in più che ci suggerisce come - al di là dei prerequisiti necessari per esportare, come costanza qualitativa, dimensione dell'offerta, garanzia del servizio, puntualità logistica - ciò che può fare per davvero la differenza per la nostra ortofrutta è una cosa semplice semplice: essere italiana.

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