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venerdì 8 febbraio 2019


Osservatorio sulle confezioni, primeggia il cartone ondulato

Cso Italy e Consorzio Bestack hanno presentato ieri a Fruit Logistica gli ultimi dati dell’Osservatorio sulle confezioni, che dal 2014 monitora i trend dell’utilizzo delle diverse tipologie di imballaggio per ortofrutta lungo la filiera. 

Elisa Macchi, direttore di Cso Italy, ha precisato che "il campione dell’Osservatorio non è rappresentativo dell’intera offerta ortofrutticola italiana, essendo caratterizzato da una maggiore predisposizione verso l’export e i moderni canali rispetto al dato nazionale. In ogni caso consente di dare interessanti informazioni in termini di trend. Su tale campione nel 2018 gli imballaggi in cartone ondulato rappresentano la prima tipologia impiegata, con il 50% di quota, in flessione rispetto al 2011, mentre le cassette di plastica a sponde abbattibili salgono al 36% del totale".

Scendendo nel dettaglio, ha proseguito Macchi, "si nota una forte connessione tra canale commerciale e tipologia di imballaggio. Dai dati evidenziati dal campione nei Mercati tradizionali e in export, dove il produttore può sviluppare politiche di marca con più facilità, è prevalente l’uso del cartone, con quote superiori al 60%, mentre nella grande distribuzione si usano imballaggi in plastica riutilizzabili neutri in oltre il 56% dei casi".

I dati rilevati dal campione intervistato assumono maggiore valenza analizzando tre prodotti rappresentativi, come pesche e nettarine, kiwi e pere, per i quali l’impiego delle diverse tipologie di imballaggio sono profondamente differenti fra di loro, a dimostrazione di come siano le condizioni di mercato ad incidere sulle scelte della produzione, anche in termini di imballaggio. Grado di concentrazione dell’offerta, propensione all’export, competitività internazionale, grado di fungibilità tra diverse aree di produzione, quote di mercato sui canali moderni: questi e altri parametri determinano situazioni di mercato molto diverse.

"Lo studio - ha dichiarato Claudio dall’Agata, direttore del Consorzio Bestack - mostra una correlazione fra la redditività per la produzione, il peso collo medio di prodotto e l’incidenza dell’imballaggio a marchio del produttore. Nel caso delle pesche e nettarine il campione ha fatto registrare un aumento del collo medio ad oltre 10 kg, perdono 15 punti percentuali gli imballaggi a marchio e per contro la redditività per la produzione rimane fortemente deficitaria, superando solo nel 2018 gli 0,50 euro/kg per il prodotto rinfusa - calibro 17,5 e oltre".

"Venendo al kiwi invece il peso medio del collo cala, la concentrazione dell’offerta è elevata e la forza delle politiche di marca è costante. Si conferma elevata l’incidenza degli imballaggi a marchio (sono circa il 70%) e la redditività per la produzione è competitiva e in forte crescita (+30% circa nel 2018 rispetto al 2011) arrivando nell’ultima campagna appena conclusa al suo massimo storico, 0,98 euro/kg".

Da ultimo il caso delle pere. "È ancora alto - ha concluso Dall'Agata - il peso delle vendite del prodotto sfuso, che salgono dal 2015 al 2017 e diminuiscono solo nel 2018. Le aggregazioni del 2016 hanno favorito lo sviluppo delle politiche di marca, arrestando il calo dell’incidenza degli imballaggi a marchio facendoli rimbalzare ad un +7% nell’arco del biennio successivo".

Durante la presentazione è stato ricordato che nel 2018 si è discusso molto di packaging. Dal lancio della campagna europea per la riduzione della plastica, che prevede obiettivi ambiziosi di recupero di questo materiale e la progressiva eliminazione di tutti i prodotti plastici monouso, molti attori della grande distribuzione e molte aziende tra i big player mondiali del food&grocery si sono impegnati per aumentare la propria sostenibilità, riducendo o in alcuni casi eliminando del tutto la plastica. 

Non solo, con l’inizio del 2018 l’Italia ha previsto l’obbligo di esplicitare il costo dei sacchetti per l’ortofrutta e contemporaneamente l’effetto è stato di veder crescere l’incidenza del peso imposto (prodotto confezionato) di tre punti percentuali in un solo anno passando dal 31% al 33%. Si tratta di dati solo apparentemente discordanti, che invece - come è stato evidenziato durante l’incontro - sono profondamente coerenti se si cambia paradigma: il consumatore ha come driver d’acquisto il servizio annesso al prodotto che compra, nella scelta seguono tutti gli altri elementi. In quest’ottica l’imballaggio rimane un costo da minimizzare se non offre servizi, mentre può essere un forte strumento di creazione del valore, che può condizionare anche la scelta del consumatore, se è in grado di rendere distintivo il prodotto e di promuovere il brand.
 
Nella foto: da sinistra Elisa Macchi, direttore Cso; Paolo Bruni, presidente Cso; Simona Caselli, Assessore all'agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna; Claudio dall'Agata, direttore Consorzio Bestack.


A cura della Redazione

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