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Paolo De Castro martedì 29 gennaio 2019


«Pratiche sleali, vi spiego i punti forti della direttiva»

La direttiva contro le pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare è stata al centro dell'intervento dell'eurodeputato Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione agricoltura e relatore del dossier, al Forum della Cdo Agroalimentare (clicca qui per leggere la notizia). Tempi e modi di applicazione del provvedimento in Italia, e i relativi vantaggi che possono ottenere le aziende agroalimentari, sono stati gli aspetti toccati da De Castro.

"La direttiva è una novità interessante, positiva per i consumatori - spiega - Con l'ultimo voto finale in Commissione agricoltura si vede la fine del tunnel: l'Assemblea Plenaria nella sessione dell’11 marzo a Strasburgo darà il via libera ufficiale al testo, poi tra la fine di marzo e i primi di aprile sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale. E' un vecchio obiettivo che, dopo dieci anni, arriva finalmente in porto".



Certo che, negli ultimi dieci anni, il panorama su cui impatta la direttiva è nel frattempo mutato. "La Gdo è cresciuta, si sono create grandi centrali di acquisto, questo divario dimensionale tra la distribuzione e la produzione può creare le condizioni affinché pratiche sleali si realizzino - argomenta l'europarlamentare - I singoli Paesi membri hanno comunque delle loro leggi che regolamentano le pratiche sleali: in Europa ci sono 20 legislazioni nazionali differenti su questo. L'Italia ha il famoso articolo 62 della legge n.27 del 23 marzo 2012 che purtroppo ha funzionato pochissimo. In questi anni c'è stato solo un caso, quando in Spagna e Francia le autorità di contrasto ne affrontano centinaia ogni anno".

Uno degli aspetti fondamentali della direttiva, mette in risalto Paolo De Castro, è la garanzia dell'anonimato in fase di denuncia. "Inoltre non solo le imprese possono denunciare una pratica sleale, ma anche le loro associazioni di categoria - precisa - Con questa tutela si punta a superare il timore di denunciare. Ovviamente la denuncia deve essere circostanziata e spiegare quale pratica sleale, tra le 16 evidenziate a livello europeo, sarebbe stata praticata. Dai pagamenti per servizi non richiesti, come la pubblicità, al pagamento di prodotti che non sono stati venduti, fino a pagamenti ritardati e all'obbligo del contratto scritto in caso il fornitore lo richieda, si va a tutelare un ampio spettro di casistiche. Si dovrà istituire un'Autorità nazionale di contrasto che sarà il soggetto che riceverà le denunce, avvierà le indagini ed entro sei mesi si esprimerà. L'articolo 62 non ha funzionato perché tutta questa attività è stata delegata all'Antitrust, che ha assunto una interpretazione rigida, intervenendo solo in caso di posizione dominante dell'impresa".

"Entro sei o sette mesi dalla pubblicazione della direttiva in Gazzetta europea - aggiunge De Castro - il provvedimento potrà essere adottato a livello italiano, è sufficiente agganciare l'articolo 62 alla direttiva. E' una direttiva che si applica a tutti i passaggi commerciali, dall'agricoltore alla Grande distribuzione, è un'arma in più nella fase della trattativa. Andrà a tutelare 7.600 aziende alimentari italiane con più di nove addetti e un fatturato limite di 350 milioni di euro - conclude Paolo De Castro - solo 32 imprese, con un giro d'affari superiore - sono state escluse dalla direttiva".

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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