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lunedì 21 gennaio 2019


Poker di catene italiane tra i 250 top retailer

Piccoli tra i giganti. Coop Italia, al 71esimo posto con 13,6 miliardi di dollari di giro d'affari è la prima catena italiana nella classifica dei big della distribuzione stilata da Deloitte nella 22esima edizione dello studio Global Powers of Retailing, che registra i risultati dell’esercizio annuale chiuso al 30 giugno 2018 dei 250 big mondiali di settore. Le altre aziende italiane nel ranking sono Conad (73esima, con 13,1 miliardi), Esselunga (121esima con 8,5 miliardi) ed Eurospin (168esima con 5,9 miliardi). Posizioni distanti dai vertici, che evidenziano in ogni caso una crescita: Coop guadagna una piazza sull’anno precedente, Conad ed Esselunga rispettivamente cinque e 10 posizioni, Eurospin 19. 

I 250 retailer più importanti hanno generato un fatturato pari a 4.530 miliardi di dollari nel corso dell’anno fiscale 2017, il 5,7% più del 2016. I primi dieci gruppi al mondo (sette dei quali statunitensi) contribuiscono per il 31,6% al fatturato complessivo: Wal-Mart, Costco e The Kroger confermano la loro posizione di vertice. Il balzo più significativo è quello di Amazon, che guadagna due posizioni e si posiziona quarta, ai piedi dell’ideale podio, spinta da una crescita a doppia cifra (25,3%), a fronte di un progresso medio dalla top 10 pari al 6,1%.



Sono europee 87 delle aziende all’interno della classifica (erano 82 l’anno scorso), con la britannica Tesco Plc e le tedesche Schwarz e Aldi Einkauf a presidiare la top ten. Proprio la Germania si conferma patria delle imprese più grandi, con una dimensione media di 24,7 miliardi di dollari, circa 6,6 miliardi di dollari più della media. La Francia, invece, è leader nell’internazionalizzazione.



Per Claudio Bertone, equity partner Deloitte e Responsabile per il settore retail, il segno più è destinato a esaurirsi: “Fino all’inizio del 2018 abbiamo assistito a una crescita importante, ma nel prossimo futuro è plausibile aspettarsi un rallentamento, anche a causa di fattori quali l’inflazione nei principali mercati, gli aggiustamenti delle politiche monetarie e fiscali dei governi e il deprezzamento della valuta cui sono soggetti gran parte dei Paesi emergenti: per i retailer ciò si tradurrà in un rallentamento della spesa e un aumento dei prezzi per i beni di consumo ma anche in difficoltà nella gestione di supply chain globali".

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