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mercoledì 9 gennaio 2019


Gilet arancioni, Coldiretti e il caos dimissioni

È un vero e proprio caos mediatico quello che si è creato intorno all'azione di protesta dei Gilet arancioni (clicca qui per leggere la nostra notizia di ieri). Dopo la manifestazione di lunedì 7 gennaio a Bari, l'assessore pugliese all'Agricoltura Leonardo Di Gioia ha annunciato le proprie dimissioni dall'incarico, ma il Governatore Michele Emiliano non le ha accettate, respingendole al mittente. "Rassegnerò le mie dimissioni in considerazione del fatto che il Presidente Emiliano ha avocato a sé la regia politica sulla materia agricola e comunicato l’istituzione di un tavolo presso la presidenza dedicato al Psr, alla Xylella, alle gelate 2018, al patto della Puglia", ha scritto Di Gioia in un post su Facebook. Pronta la risposta di Emiliano: "Caro Leo, nel corso dell’incontro si è deciso un tavolo di lavoro esclusivamente sulle materie oggetto della manifestazione. Tutto qui. Per queste ragioni le tue dimissioni sono ingiustificate e per questa ragione è mio dovere respingerle prima ancora che tu me le offra".



Contestualmente, ieri il movimento di agricoltori ha chiesto le dimissioni di due leader della Coldiretti, impegnata nella sua manifestazione a Roma davanti alla sede del Mipaaft (nella foto di apertura). Sul banco degli imputati vi sono il direttore "pugliese" Angelo Corsetti e il segretario generale Vincenzo Gesmundo, accusati di essere "da venti anni sulla scena a dividere il mondo agricolo sugli stessi problemi, indebolendolo, a distruggere l’agricoltura e l’olivicoltura pugliese e italiana”, come ha sottolineato il portavoce dei Gilet arancioni, Onofrio Spagnoletti Zeuli.

“Siamo stati molto contenti che a Bari molti soci e dirigenti Coldiretti abbiano chiesto con noi a gran voce le loro dimissioni - ha continuato Spagnoletti Zeuli - Ci meravigliamo ancora oggi quando vediamo che il Governo del cambiamento continua ad interloquire con questi personaggi".


Il governatore pugliese Michele Emiliano (a sinistra) con l'assessore all'Agricoltura Leonardo Di Gioia

Da parte sua, la Coldiretti è scesa in piazza a Roma per denunciare gli errori della regione Puglia e l’assenza nella Manovra di bilancio 2019/21 delle misure necessarie a garantire adeguate risorse al Fondo di solidarietà nazionale. Senza interventi strutturali, secondo Coldiretti, l’Italia rischia di perdere per sempre la possibilità di consumare olio extravergine nazionale. 

“Per affrontare l’emergenza - ha affermato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti - serve la dichiarazione di calamità naturale con lo stanziamento di risorse adeguate, per consentire ai produttori duramente colpiti di ripartire in situazioni drammatiche come quella pugliese dove si è verificato un drastico calo del 65% dei raccolti. Sul piano strutturale vanno affrontate le molteplici criticità, dalla inarrestabile strage provocata dalla Xylella alle contraffazioni, dall’invasione di olio straniero a dazio zero al falso Made in Italy per salvare un settore strategico per la salute dei cittadini, il presidio del territorio, l’economia e l’occupazione. In questo scenario, deve partire al più presto il Piano olivicolo nazionale 2.0 per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati, anche per realizzare nuovi impianti, così come è stato fatto da altri Paesi nostri concorrenti”. 

Anche una delegazione di Unaprol, il Consorzio olivicolo italiano, ha partecipato alla manifestazione ed è stata ricevuta dal ministro Gian Marco Centinaio. "Il ministro - ha commentato David Granieri, presidente di Unaprol a margine dell'incontro - è stato disponibile e si è assunto impegni specifici sul Piano Salva-olio, ora aspettiamo i fatti concreti e le risorse per i danni provocati dalle gelate e per la Xylella. Per ottenere risultati rapidi è necessario che ci siano anche prese di posizione decise a Bruxelles e la fattiva collaborazione delle Regioni. Ad esempio, non è possibile che finanziamenti europei per il Psr non vengano sfruttati, come accaduto in Puglia. Chiedere soldi e poi non spenderli significa perdere credibilità”.

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