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martedì 13 novembre 2018


Tutti i numeri dei giovani agricoltori in Italia

Il mondo dei giovani agricoltori in Italia si divide in due: chi ha raccolto il testimone di famiglia, andando a gestire un’azienda gia` avviata e chi ha individuato nuovi risvolti nell’attivita` in campagna non esclusivamente produttivi. Una cosa pero` accomuna entrambi: la passione, senza la quale nessuna delle due categorie porterebbe avanti un lavoro che non puo` certo essere annoverato tra quelli piu` semplici in circolazione. E’ quanto emerso dall’evento di presentazione dell’Osservatorio sui giovani agricoltori Nomisma-Edagricole tenutosi ad Eima, l’esposizione internazionale delle macchine per l’agricoltura, dove e` stato realizzato un focus sulle caratteristiche evolutive dei giovani nell’agricoltura italiana anche attraverso la testimonianza diretta di alcune interessanti case history: dal produttore di luppolo in idroponica a quello di latte per il Parmigiano Reggiano di montagna, dal coltivatore di canapa alla conduzione di un laboratorio rurale per il co-working in ambito agricolo e sociale.

Sul fronte dei numeri che contraddistinguono la categoria, il focus realizzato da Nomisma ha messo in luce la presenza a giugno 2018 di circa 55mila imprese agricole condotte da giovani con meno di 35 anni, un aggregato ancora marginale sul totale delle aziende del settore (meno del 10%) ma in crescita del 14% rispetto a tre anni fa.
“Per quanto ridotte in termini di incidenza, le imprese giovanili italiane sono molto piu` numerose - in termini assoluti - di quelle francesi (38mila circa), spagnole (34mila) e tedesche (20.500) e, soprattutto, molto piu` rispettose delle quote rosa: in Italia, 3 aziende giovani ogni 10 sono condotte da donne contro un 15% di Francia e Germania e un 19% della Spagna”, ha dichiarato Denis Pantini, responsabile dell’Area agroalimentare di Nomisma.

Anche sul fronte economico le performance delle aziende agricole del nostro paese condotte da giovani sono tra le top in Europa. In termini di valore medio della produzione (standard output), quelle italiane evidenziano un risultato economico di 98,7 mila euro contro i 65 mila della Spagna e i 55,6 mila della media Ue, mentre risulta alto il divario con Francia (169,7 mila euro) e Germania (198 mila euro). “Questa differenza rispetto ai competitor francesi e tedeschi e` anche conseguenza dell’annosa questione dimensionale che ci vede ancora una volta piu` piccoli in termini di estensione poderale media: 20 ettari contro i 62 dei tedeschi e i 78 ettari dei giovani agricoltori francesi”, ha aggiunto Pantini.
Restando invece all’interno dei nostri confini, le top 5 regioni che si contraddistinguono per la presenza del maggior numero di aziende condotte da giovani agricoltori sono Sicilia, Puglia, Campania, Calabria e Lazio che congiuntamente concentrano quasi la meta` di tutte le imprese giovanili del settore primario italiano.

Quelle che invece presentano la maggior estensione poderale sono Sardegna (46,5 ettari di media per azienda), Valle d’Aosta (42,8 ettari) - entrambe contraddistinte da un’elevata presenza di prati e pascoli, da qui anche la rilevante superficie media – e a seguire Piemonte, Lombardia e Marche. Sul fronte delle performance, invece, i giovani agricoltori del Nord non sembrano avere rivali: primeggiano le aziende giovanili della Lombardia (409mila euro di valore della produzione media per azienda), seguite da Veneto (305mila), Emilia-Romagna (180mila), Piemonte (135mila) e Friuli Venezia Giulia (97mila euro).



I settori produttivi che vedono invece la maggior presenza di giovani in termini di incidenza sul totale delle aziende specializzate nell’orientamento tecnico-economico considerato sono quello avicolo e del latte (10% in entrambi i casi il peso delle imprese giovanili sul totale delle aziende specializzate in questa produzione), ai quali segue l’orticolo (8%), il suinicolo (6%), il frutticolo e il vitivinicolo (5%), mentre risulta marginale l’incidenza dei capi azienda giovani sul totale delle imprese cerealicole ed olivicole, anche in ragione di una minor redditivita` che spesso ne pregiudica la sostenibilita` economica e di conseguenza l’attrattivita` nei confronti delle nuove generazioni.

Attrattivita` che invece non sembra mancare nei confronti dei risvolti multifunzionali dell’agricoltura, dall’agriturismo alle attivita` sociali, dalla trasformazione di prodotti agricoli al contoterzismo. Se questo aggregato di attivita` che pesa ormai per il 20% sull’intero valore della produzione agricola italiana interessa il 10% delle imprese, nel caso del sub-campione di quelle giovani l’incidenza arriva al 18%.
Di necessita` virtu`: se per essere competitivi nelle attivita` produttive “tradizionali” occorrono alti investimenti in capitale (terra e macchine) che per un giovane rappresentano spesso barriere insormontabili (tant’e` vero che molti di questi lavorano prevalentemente terra in affitto e non di proprieta`), meglio cogliere altre opportunita` che possono nascere – sempre in campagna – utilizzando innovazione, inventiva e capacita` di fare rete per la condivisione di esperienze di successo, tutte caratteristiche che non sembrano mancare ai giovani agricoltori italiani e che l’Osservatorio Nomisma-Edagricole si prefigge di contribuire a rafforzare con la propria attivita`.

Fonte: Agrifood Monitor


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