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giovedì 8 novembre 2018


Pomodoro da industria, ecco come cambiare passo

E’ stato di allerta per il comparto del pomodoro da industria in Italia. Quest’anno, infatti, c’è stato un calo di produzione del 12%, e la materia prima conferita alle industrie è passata da 5,25 milioni di tonnellate del 2017 a 4,6 milioni.

“Un calo produttivo dovuto in parte alla diminuzione degli ettari dedicati, ma anche all’abbassamento delle rese medie per via di fitopatie, attacchi di insetti fitofagi ed eventi meteo - spiega Giovanni Di Chiara, responsabile vendite pomodoro da industria di Hm.Clause Italia – In generale, comunque, tutti i Paesi del Mediterraneo mostrano un andamento simile: importanti realtà come Spagna, Portogallo e Turchia hanno registrato dati negativi di produzione rispetto al 2017, anche per il netto calo di superfici investite. E’ questo il caso della Turchia. E’ un segnale di disaffezione alla coltura del pomodoro da industria o siamo alla fine di un ciclo e pronti per ripartire?”.

Insomma, una storia che si ripete: costi di produzione crescenti per il comparto agricolo e quello industriale e prezzi stagnanti. “Valorizzare in modo chiaro e incentivante la qualità delle produzioni agricole sarà importante per dare certezze e prospettive a un comparto strategico per l’agroalimentare italiano – osserva Di Chiara - Siamo il secondo Paese al mondo per produzione e il primo per prodotto finito esportato”.



Anche a livello mondiale la produzione di pomodoro da industria ha subito una forte regressione. “Parliamo del 10% di prodotto in meno, 34 milioni di ton, uno dei peggiori risultati degli ultimi anni – aggiunge il tecnico di Hm.Clause – La quantità trasformata è inferiore al consumo medio annuo stimato. Ma si tratta di numeri che possono rappresentare una base per ripartire su altri parametri. Nella prossima campagna, alleggeriti gli stock, si potrà programmare la produzione sui reali bisogni del comparto. Potrebbe essere la chiave di volta per tutta la filiera, con senso di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti”.

Per quanto riguarda la ditta sementiera, il progetto pomodoro da industria Hm.Clause è nato nel 2009, per reinvestire in un settore altamente competitivo, per seme e valore di mercato, dove c’è ricerca. “Siamo ripartiti dalle varietà Pietrarossa F1 (squadrata) e Dres F1 (allungata) – ricorda Di Chiara – Due punti fermi per alta consistenza dei frutti, ottima tenuta delle bacche in campo e in lavorazione, oltre che per la resa. Da queste, grazie ai campi di selezione varietale in Italia, Spagna e Portogallo abbiamo sviluppato il carattere dell’elevata consistenza, ampliando le opportunità su grado Brix e colore”.

La scelta di introdurre varietà particolarmente innovative è stata dettata dalla domanda pressante di qualità. I prodotti di punta del trasformato italiano, polpe, triturati, pelati e passate necessitano di materia prima eccellente. Tra le varietà precoci squadrate vanno segnalate Peroro F1, Pumatis F1 (nella foto di apertura) e Liternum F1 mentre, tra le varietà al debutto, Enotrio F1 (Clx385904, qui sopra) e Sipontum F1 (Clx384420). Tra le allungate, poi, è Abbundo F1 la varietà in sviluppo commerciale.



“Ma tutte devono soddisfare alcuni parametri fondamentali, il nostro marchio Sdr, per rusticità delle piante, tenuta delle bacche e qualità chimico-fisiche. Forse è venuto il momento di introdurre anche qui in Italia, come hanno fatto alcuni Paesi nostri concorrenti, altri parametri qualitativi che premino le produzioni eccellenti. E’ il caso del Portogallo che, nella definizione del prezzo della materia prima, ha introdotto il parametro colore oltre al grado Brix. Noi non possiamo permetterci il lusso di aspettare, ma spingere ancora di più verso la qualità. Questo è quello che sta cercando di fare Hm.Clause con varietà innovative che apportino qualità e quantità in campo e resa industriale – conclude Di Chiara - Deve esserci una remunerazione media più alta, con un occhio di riguardo per la qualità eccelsa”.

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