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lunedì 15 ottobre 2018


Centri commerciali, i numeri della crisi

In Italia ci sono 948 centri commerciali (oltre a 180 retail park e 30 outlet) e nel 2018, per la prima volta, si sta registrando un saldo negativo: dieci chiusure contro nove inaugurazioni. Parlare di grande crisi è forse esagerato, ma c'è un modello - quello del piccolo centro commerciale con un magnete alimentare e una trentina di negozi nella galleria - che sta annaspando.

Questi i numeri sono fotografati nell’annuale Rapporto Confimprese-Reno sull’andamento dei centri commerciali in Italia. Le dieci strutture che hanno chiuso i battenti difficilmente potranno trovare un rilancio, come Le acciaierie in provincia di Bergamo, il Verola nel Bresciano, e poi il Dima in Emilia, o ancora Il Fare a Gallarate (Varese), l'Orceana Park a Orzinuovi (Brescia) o il Castello Shopping center di Canelli (Asti).



Venerdì, durante il convegno Retail Real Estate organizzato da Confimprese a Milano, è suonato un campanello d'allarme, anche perché ad oggi si contano 79 nuovi progetti in pipeline entro il 2022, di cui 38 centri commerciali. Nel 2019 arriveranno anche quattro nuovi ampliamenti. "Sta accadendo un nuovo fenomeno ma non è della portata di quanto accade negli Usa, dove decine di mall chiudono - ha spiegato Gian Enrico Buso, managing director di Reno - Stiamo assistendo a una razionalizzazione dell'offerta nel breve periodo".

I centri commerciali chiusi in Italia sono tendenzialmente piccoli, mentre quelli di medio e alto livello mostrano una maggiore tenuta e compensano le chiusure. Il 7% dei centri tripla B (25-80 negozi, 3,5-5 milioni di visitatori l’anno) non riesce a mantenere il traffico e perde posizione. L'allarme rating riguarda in totale 567 centri commerciali, di cui 299 sono piccoli shopping center.

Intanto Esselunga, secondo quanto riporta il Quotidiano Nazionale, starebbe preparando il salto in Borsa. Lo sbarco a Piazza Affari della catena - 7,7 miliardi di euro di fatturato nel 2017 e un utile netto di 305 milioni - sarebbe allo studio della Zaoui&C, casa d'affari londinese. Gli esperti della finanza, tra i vari piani considerati, dovrebbero valutare anche un’offerta pubblica iniziale (Ipo) con una valutazione dell'insegna tra i 4 e i 4,5 miliardi. Esselunga potrebbe essere il primo grande gruppo della Gdo a quotarsi in Borsa. I tempi? Brevi: 2019-2020.

Esselunga

La quotazione in Borsa mira - spiega il QN - a liquidare a prezzi di mercato il 30% della holding Supermarkets Italiani di Giuseppe e Violetta Caprotti. Se l'Ipo non dovesse passare ci potrebbe essere un piano B, con il possibile ingresso di un investitore istituzionale. Questi scenari chiudono quindi la porta a una possibile fusione con altri grandi gruppi della Gdo internazionale (Ahold e Walmart per esempio) e indicano come la proprietà voglia seguire la strada dell'autonomia.

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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