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mercoledì 25 luglio 2018


Smart agriculture, i progetti di Olivetti e Tim Wcap

Dal livello di umidità del suolo alla salute delle piante, fino al livello di maturazione dei frutti. Riducendo l’utilizzo di fitofarmaci, gli sprechi o il consumo di risorse e, invece, aumentando in modo decisivo la qualità e quantità dei raccolti. L’internet delle cose entra prepotentemente nei campi e dà origine all’agricoltura di precisione. E, per i produttori, questo significa potere decidere in tempo reale come distribuire l’acqua, i fitofarmaci o i fertilizzanti con un tempismo altrimenti impossibile.

Secondo numerosi studi, grazie all’innovazione digitale la produzione globale e il fatturato potranno aumentare anche del 20%, mentre il valore totale della smart agriculture potrebbe superare gli 11,2 miliardi di dollari entro il 2022. Con un occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale. Perché sarà possibile superare l’attuale modello di produzione intensiva che, negli ultimi 50 anni, ha sfruttato in modo indiscriminato le risorse naturali, causandone il deterioramento e l’attuale scarsità e producendo costi non più sostenibili in termini ambientali e sociali.

Le prime soluzioni a questi problemi sono già realtà. Un esempio tutto italiano è costituito dalla IoT Smart Farm di Olivetti, presentata lo scorso giugno allo Smau di Bologna. Una piattaforma in cloud che offre alle aziende agricole un sistema completo di strumenti e informazioni per monitorare i fattori che determinano lo stato fisiologico delle piante, le esigenze irrigue e le resa produttive. I dati sono rilevati attraverso una rete di sensori di campo e trasmessi a un’applicazione che consente di tenere sotto controllo tutti i parametri di interesse e intervenire in maniera tempestiva e mirata in caso di necessità.



Un’altra novità riguarda “Digital Fields”, il progetto creato dall’hub di open innovation Tim Wcap, sempre in collaborazione con Olivetti, per realizzare a Bologna un laboratorio dedicato alla trasformazione digitale dell’agricoltura italiana, attraverso il quale startup, Pmi e grandi aziende potranno studiare e catalizzare idee e opportunità di business. Obiettivo finale, progettare nuovi sistemi (come il telerilevamento da satelliti e droni che consente di personalizzare l’intervento richiesto) sulla base delle caratteristiche specifiche del territorio e delle colture; ottimizzando così le risorse, le sostanze chimiche e concimando zona per zona secondo le reali necessità.



A occuparsi di questi aspetti potrebbero essere direttamente i droni, in grado di agire in flotte organizzate per intervenire nelle porzioni di campo nelle quali, per esempio, devono distribuire fertilizzanti o antiparassitari. Una delle sperimentazioni più interessanti, poi, riguarda la possibilità di utilizzare i droni per impollinare le piante nelle aree in cui più si avverte il declino nella popolazione delle api.

Intanto, visto che stiamo entrando nell’epoca delle self-driving cars, questa nuovissima tecnologia mostra tutte le sue potenzialità anche nella smart agriculture. Aziende come John Deer o Cnh Industrial stanno sviluppando veri e propri trattori intelligenti, in grado non solo di muoversi da soli, ma anche di portare a termine alcune missioni in campo automatico, raccogliendo le informazioni che permetteranno di prendere in totale autonomia le decisioni che garantiscono la miglior produttività possibile.

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