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lunedì 2 luglio 2018


Pesche, la Spagna ci dica la verità

Il comparto delle pesche e nettarine non può prescindere da una programmazione della produzione nel bacino del Mediterraneo. Davide Vernocchi, coordinatore del settore ortofrutticolo dell'Alleanza delle cooperative agroalimentari, lo aveva evidenziato di recente proprio su Italiafruit News (clicca qui per leggere l'articolo). E, nei giorni scorsi, questo concetto è stato ripreso pubblicamente anche da Simona Caselli, assessore all'Agricoltura dell'Emilia-Romagna e presidente dell'Areflh, l'associazione che riunisce le principali realtà produttrici di frutta e verdure: ben 25 regioni, in rappresentanza di Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Belgio e Grecia.

"Il punto della programmazione delle produzioni nel Sud dell'Europa è ormai ineludibile. Se ogni Paese intende fare per conto proprio, le crisi di prezzo continueranno a essere all'ordine del giorno" ha chiosato la presidente ricordando la pessima campagna peschicola del 2017.

Caselli ha quindi invitato le principali regioni produttrici europee a essere più responsabili e trasparenti, con particolare riferimento ai dati di produzione e agli incrementi delle superfici. Un esempio? La Catalogna. Per questa regione spagnola, ha spiegato Caselli, "non abbiamo ancora idea di quanti nuovi frutteti di pesche piatte siano stati piantati negli ultimi anni".

Fondamentale, sul fronte nazionale, è anche il tema dell'aggregazione in Op e Aop. "In Emilia-Romagna, la regione più virtuosa d'Italia, l'offerta di ortofrutta è concentrata per il 60% del totale, contro il 90% della Francia. Dobbiamo fare significativi passi in avanti, anche se credo sarà molto difficile".

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