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venerdì 12 gennaio 2018


Assicurazioni, la polizza scatta già con il 20% di danni

Non c’è pace (ancora) per le polizze agevolate per la gestione del rischio in agricoltura. Non passa, infatti, inosservato il mancato incasso di tutti i fondi 2015, 2016 e 2017, anticipati alle compagnie assicurative dai consorzi di difesa, così come resta da risolvere il problema della modifica delle rese colturali, che ha prodotto parecchio malumore e danni, per via della perdita di contributi, tra i produttori agricoli.

In un panorama ancora a tinte fosche c’è solo una nota positiva. E arriva direttamente dal decreto Omnibus, come spiega a Italiafruit News Gianluigi Zucchi, presidente del Condifesa Bologna-Ferrara. “Da quest’anno - dice - la soglia minima del danno per essere risarciti con i fondi Ue dedicati (oltre 1,6 miliardi fino al 2020 almeno, ndr) scenderà dal 30 al 20%, con un aumento dei contributi dal 65 al 70%. Due variazioni che aumenteranno in modo decisivo il contributo alle polizze agevolate e, di conseguenza, abbasseranno il costo a carico degli agricoltori. Ora speriamo che il ministero delle Politiche agricole le renda operative da subito e non vanifichi il grande lavoro dell’onorevole De Castro in virtù di un penalizzante criterio di indirizzo”.

“Queste novità – prosegue Zucchi - sono un incentivo alla crescita del settore perché permettono un importante risparmio assicurativo sul costo del singolo certificato (stimato dal Condifesa superiore al 17%, ndr) e rappresentano un riconoscimento comunitario dell’utilità del sistema assicurativo agevolato nell'economia agricola. Ma i vantaggi economici dovrebbero essere spalmati in modo coerente, portando la contribuzione di tutte le tipologie di polizze (multi-rischio, pluri-rischio, tre eventi e due eventi, ndr) al 70% e non declinandole in modo differente con una sorta di favoritismo per le multirischio”.



Rispetto all’anno scorso, il nuovo Piano assicurativo agricolo nazionale (Paan) presenta dunque alcune novità. E' stata aggiunta la combinazione che permette ai produttori di assicurarsi in forma agevolata anche solo contro due avversità atmosferiche, ma purtroppo con contribuzione al 60%, mentre le polizze con tre o più rischi hanno una contribuzione al 65%. Sono poi fissate le date entro le quali sottoscrivere le polizze per le varie tipologie di prodotto (ad es. per sottoscrivere un certificato agevolato nei prodotti autunno-primaverili c’è tempo fino al 31 maggio). La clausola di salvaguardia resta al 90% per le polizze con rischi catastrofali (gelo, siccità e alluvione), mentre per le polizze a tre rischi sale all’85%. Per la polizza con la combinazione a due eventi la clausola è fissata al 75%.

Il Condifesa di Bologna-Ferrara, il più grande attualmente in Italia con valori assicurati per oltre 500 milioni (522 per l’esattezza), ha visto aumentare i valori assicurati per il terzo anno consecutivo, pagando alle compagnie in nome e per conto dei soci più di 36 milioni di euro di premi assicurativi. Ma è in controtendenza rispetto a quanto succede nel resto del Paese.

“Il 16 novembre a Ferrara, durante il convegno che abbiamo organizzato nell'ambito di Futurpera, abbiamo espresso il malessere dei nostri soci di fronte a un sistema che non riesce a risolvere alcune criticità salienti – aggiunge il presidente del Condifesa Bologna Ferrara – Innanzitutto, non sono ancora terminati i pagamenti per l'anno 2015. Finora sono stati erogati 10 milioni sui 16 attesi e, anche se a gennaio dovremmo incassare la seconda rata 2015, manca anche la seconda rata 2016”.

“In secondo luogo – continua Zucchi - non è stata ancora trovata una soluzione alla quantificazione delle rese aziendali: non è possibile che i nostri imprenditori non possano assicurare in modo agevolato le produzioni attese”.
L’obbligo comunitario si traduce, infatti, nella media delle produzioni dei cinque anni o degli ultimi tre. I quantitativi persi a causa di eventi avversi o, di fatto, non conteggiati nelle fatture non possono entrare nelle medie annuali di produzione. In contraddizione, quindi, con il regolamento che governa il contributo europeo, in quanto sussiste l'obbligo di assicurare la totalità della produzione aziendale come specie/comune ma, di fatto, rispettando questa regola si va spesso incontro a una penalizzazione economica per decurtazione di contributi dovuta a rese insufficienti sul Pai (Piano assicurativo individuale).

Zucchi ha chiesto in più occasioni l’immediata modifica di questo percorso “contrario all'etica, alla trasparenza e anche al buon senso, che ha già provocato l’emissione di una sessantina di decreti per tentare di correggere il sistema. Senza dimenticare che il Pai, da compilare esclusivamente nei centri di assistenza agricola, si è rivelato un ulteriore balzello, nel quale la burocrazia ha dato il meglio di sé”.

“Abbiamo portato i fondi dei Psr nella gestione del rischio dalle Regioni a livello nazionale, altrimenti non sarebbero stati sufficienti, soprattutto al Nord, ma sulle rese dobbiamo concentrare tutta la nostra attenzione - insiste Zucchi - Eventuali indici dovranno essere sviluppati con questo indirizzo e, per fare ciò, il sistema non è pronto”.

E ancora: “Anche lo straordinario risultato politico dell’Omnibus, che consente un cambio di prospettiva nel modo di assicurare, dopo tre anni di contrazione dei valori assicurati nazionali (24% in meno), rischia di essere vanificato. Un problema – conclude Zucchi - che il Mipaaf dovrà risolvere insieme alle Organizzazioni professionali a livello europeo”.

Insomma, se l’assicurazione è l’unico sistema per difendersi e difendere le colture, la sfida è avere regole applicabili dal sistema. Possibilmente allargando la base produttiva.

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