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giovedì 11 gennaio 2018


Tutti i paradossi dei nuovi sacchetti per l'ortofrutta

Il Governo italiano si è rifugiato dietro lo scudo dell'ambientalismo. Ha spiegato che i nuovi shopper per l'ortofrutta sfusa - quelli compostabili, biodegradabili e con almeno il 40% di materia prima rinnovabile - sono stati messi obbligatoriamente a pagamento per sensibilizzare il consumatore al rispetto dell'ambiente. Ma la legge, così come è stata calata in Italia la direttiva europea, è davvero amica dell'ambiente?

Spostandosi dal piano teorico a quello pratico i dubbi sono più di uno. I nuovi sacchetti sono sì compostabili, ma difficilmente finiranno all'interno di un impianto di compostaggio. Molti impianti, come ha spiegato Il Fatto Quotidiano (clicca qui per leggere l'articolo), fanno una cernita all'ingresso per dividere l'umido da borse e sacchetti. Il motivo? Questi imballaggi intasano gli impianti, ci sono ancora importanti quantitativi di borse per la spesa contraffatte (quindi biodegradabili solo a parole) e in definitiva il processo di compostaggio anaerobico rischierebbe di essere inficiato. Quindi vagliatura all'ingresso col risultato che i sacchetti finiscono in discarica.

Ma c'è un altro aspetto contraddittorio. Il sacchetto per riporre e pesare l'ortofrutta è biodegradabile, ma non c'è nessun obbligo che l'etichetta che esce dalla bilancia lo sia. Una volta appiccicata sullo shopper, quindi, questo non potrebbe finire nella raccolta differenziata dell'organico. Sul web si sprecano i consigli: attaccate l'etichetta sui manici del sacchetto, così potete tagliarli e usarlo ugualmente per la raccolta differenziata. Della serie, come rendere facile la vita del consumatore.

A Bolzano, per esempio, i nuovi sacchetti ecologici non sono adatti per la raccolta dell'organico. Lo ha ribadito la Seab. "Il tempo di degradazione di questi sacchi ecologici, significativamente più lungo rispetto agli altri materiali raccolti, influirebbe sull'intero processo - spiega la società di igiene urbana - Inoltre, questi sacchi spesso si incastrano tra le lame del frantumatore causando dei guasti al sistema". I bolzanini, quindi, sono invitati a utilizzare esclusivamente i sacchetti di carta forniti dalla Seab.

Il Consorzio Italiano Compostatori, con il suo presidente Massimo Centemero, sostiene come sia "necessario un intervento migliorativo per le etichette affinchè siano rese compostabili. Queste devono essere rimosse dal sacchetto perché rappresentano una criticità. Vale sia per quelle dei sacchetti ortofrutta che per quelle messe direttamente su alcuni tipi di frutta e verdura, come banane e mele. Gli impianti - aggiunge il Cic - sono attrezzati a rimuoverle, tuttavia l'utente sensibile può toglierle prima di utilizzare il sacchetto per la raccolta dell'umido".

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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