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venerdì 5 agosto 2016


«Export extra-Ue, è ora di cambiare marcia»

“Purtroppo è grave, avvilente, quando si parla di nuovi mercati, vedere gli altri Paesi ben posizionati, con trattative in corso o, addirittura, con l’export già avviato. Mentre noi stiamo a guardare, perché non abbiamo accordi bilaterali, come nel caso dell’Asia”. Queste le prime riflessioni di Marco Salvi, numero uno di Fruitimprese e di Salvi Unacoa, a margine della conferenza Prognosfruit di Amburgo dove, insieme ad altri operatori europei, ha partecipato alla tavola rotonda dedicata al mercato delle pomacee.

Secondo Salvi l’Italia, pur essendo leader nella produzione di mele di qualità (“la Polonia è il primo produttore in termini di volumi, ma ne destina metà all’industria”, dice), non può esportare le sue mele “in Cina, Hong Kong, Taiwan e Vietnam e questo, con l’embargo in Russia e l’instabilità politica in Nord Africa, significa rinunciare a mercati in forte crescita, che sarebbero anche disposti a pagare di più per prodotti di qualità come il nostro”.

“Lo stesso discorso vale per le pere – continua l’imprenditore ferrarese - Per fare un esempio, alla tavola rotonda di oggi Leonard Kampschoer della Fruitmasters Holland ha detto che nel 2015 la sua azienda ha mandato 140 container di pere in Asia”.

“Insomma, in poche parole, chi è preposto a preparare il terreno per le esportazioni italiane sta facendo troppo poco e gli altri ci sorpassano. Così paghiamo dazio nei confronti di Paesi che sono partiti dopo di noi. E, ora, anche la Polonia può esportare in Asia. Magari la qualità non risponderà ai requisiti richiesti dalla Cina, ma intanto ci può andare. Dobbiamo per forza cambiare marcia”.

Una nota positiva c’è. “Il mercato è vuoto – osserva Salvi – Le produzioni dell’oltremare sono giunte al termine e c’è già una buona domanda per le varietà precoci, di pere e anche di mele”.

Poi una battuta sul comparto delle pere in Italia: “Il 9-10% in meno di prodotto ci permetterà di gestire meglio il mercato. La presenza di due grandi realtà (Opera e Origine, ndr) che controllano oltre la metà della produzione nazionale dà alcuni vantaggi, soprattutto a livello organizzativo e anche di programmazione con la Gdo che conta. E, in più, quando è sana, la competizione fa bene. La concorrenza stimola a fare sempre meglio”.

E per le mele? “Mi ha colpito quanto è stato riferito sul mercato delle varietà club in Germania. Dove, nel 2015, hanno rappresentato più del 14% del totale. Ed erano il 10% nel 2012”.

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