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martedì 19 novembre 2019


Agrumi, cinque patogeni premono alle porte dell'Europa

L'agrumicoltura è un settore importante per molte regioni del Sud Italia e cruciale per la Sicilia. E mentre sui banchi della grande distribuzione iniziano ad arrivare le prime clementine e le prime arance, gli agricoltori guardano con preoccupazione al possibile arrivo dall'estero di funghi, virus e batteri che potrebbero causare serissimi danni alle produzioni locali.

"Sono attualmente quattro i microrganismi che stiamo monitorando attentamente per il concreto rischio che arrivino in Italia. Si tratta degli agenti patogeni del Black spot, del Citrus canker, del Greening oltre alla Xylella fastidiosa", spiega ad AgroNotizie Guido Sorrentino, virologo e ricercatore del Crea-Ofa. "Sono malattie che a causa dell'arrivo di prodotti dall'estero, sia frutti che piante, potrebbero entrare con facilità nel paese. Inoltre molti di questi patogeni e i loro vettori possono vivere anche come ospiti di piante ornamentali, eludendo quindi i controlli".

L'intenso interscambio commerciale con paesi extra-Ue aumenta dunque il rischio di contagio. Periodicamente avvengono sequestri di merce ai porti di arrivo a causa della presenza di microrganismi indesiderati. Ma è inevitabile che qualche prodotto non sicuro non venga bloccato e il rischio che poi riesca ad infettare piante locali è concreto.

"Per questo serve un rafforzamento dei controlli sui prodotti in ingresso nel nostro paese mediante il Servizio fitosanitario e un rafforzamento del Sistema di certificazione degli agrumi", spiega Sorrentino. "Occorrerebbe poi un piano di investimenti dedicato a tutti gli attori della filiera agrumicola per l'eliminazione di tutti i patogeni e alle dogane prestare attenzione anche alle specie vegetali ornamentali, che possono fungere da fonte di contagio".

Ma quali sono i patogeni che potrebbero entrare in Italia causando danni alla nostra agrumicoltura? Eccone quattro più uno.
 
Black spot
Si sono già verificati dei sequestri nei porti europei di arance che presentavano i sintomi del Black spot, una malattia fungina causata dal fungo Phyllosticta citricarpa che quando colpisce un frutto produce delle macchie nere che ne rendono la commercializzazione impossibile. È inserito nella lista A1 dei patogeni da quarantena segnalati da Eppo e nei paesi dove è presente, come il Sud Africa o l'Australia, ha causato danni enormi.

"È un fungo che può presentarsi sui frutti senza causare sintomi evidenti e quindi può superare i controlli alle dogane. Solo gli esami di laboratorio sono in grado di rilevarne la presenza", spiega Sorrentino. "Nei paesi dove è diffuso la lotta è particolarmente gravosa per l'agrumicoltore, che deve intervenire non solo sulla pianta, ma anche sul terreno dal momento che, alcuni stadi vitali del fungo si riproducono facilmente sul legno di potatura o sul materiale vegetale che permane sul terreno, obbligando a una pulizia estrema del suolo e alla sua disinfezione, oltre alla totale bruciatura del materiale di potatura".
 
Citrus canker
Si tratta del cancro degli agrumi, causato dal batterio Xanthomonas axonopodis, che può penetrare nelle piante di agrumi attraverso lesioni della corteccia oppure tramite innesto. La forma di diffusione più facile è quella in vivaio, attraverso innesti o utilizzo di attrezzature non disinfettate.

Una volta colpite dalla malattia, le piante infette devono essere distrutte: lo sradicamento degli alberi infetti è infatti l'unica opzione di gestione praticabile. Il batterio causa un calo della produttività e della qualità della merce, con lesioni superficiali ai frutti che ne impediscono la vendita.
 
Greening
Si tratta di un'altra malattia di origine batterica, causata dal batterio Candidatus liberibacter, che porta all'indebolimento e alla morte delle piante. È particolarmente pericolosa perché può essere veicolata da numerosi vettori e, come la Xylella fastidiosa, viene trasmessa dai vettori alla progenie. In questo modo anche una pianta ornamentale su cui sono state deposte le uova può trasportare all'interno del nostro paese esemplari di insetti infetti che andranno alla ricerca della pianta ospite.

L'agente patogeno del Greening degli agrumi, più correttamente Huanglongbing, è stato individuato in Europa su impianti di pero, così come il suo vettore, un insetto appartenente agli psillidi, considerati i vettori principali di questo batterio.
 
Xylella fastidiosa
Questo batterio del genere Xanthomonadaceae è conosciuto per i danni che sta arrecando in Salento, dove sta distruggendo molto velocemente l'olivicoltura locale. E tuttavia con alcuni suoi ceppi può arrecare seri danni ad altre coltivazioni, come gli agrumi, il pesco, il ciliegio, il pruno e la vite, oltre a centinaia di altre specie.

"Xylella fastidiosa è particolarmente problematica perché è un batterio in grado di sopravvivere in molte piante ospiti senza arrecare alcun danno. Questo significa che le fonti di contagio possono essere moltissime e difficilmente identificabili", spiega Sorrentino. "È oggetto di particolare attenzione anche nelle aree dove convivono vigneti e agrumi, in quanto la forma patogenica per i vigneti viene veicolata da un cicadellide che sverna sugli agrumi".

Se il ceppo che ha causato la moria degli ulivi in Salento è entrato in Italia, è possibile dunque che anche il ceppo degli agrumi possa arrivare. E il danno oltre che sulle produzioni si avrebbe immediatamente su tutta l'economia dell'isola visto che per un'area di centinaia di chilometri quadrati intorno al focolaio sarebbe imposta una quarantena.
 
Citrus tristeza virus
Ad aggiungersi a questi quattro patogeni oggi non presenti in Italia, ma che potrebbero arrivare, va aggiunta la tristezza degli agrumi, una malattia causata dal Citrus tristeza virus, che è comparso diciotto anni fa in Sicilia e oggi è praticamente endemico, con 36mila ettari coinvolti su circa 90mila a livello ufficiale, ma si stima che siano molti di più.

Gli agrumicoltori siciliani sono riusciti a convivere con questo virus grazie all'adozione di portinnesti tolleranti che tuttavia negli anni passati hanno dovuto fare i conti con i viroidi (exocortite e cachexia). Storicamente infatti gli agrumi siciliani venivano innestati su arancio amaro, tollerante ai viroidi, ma non al virus della tristezza. Sostituendo i portainnesti, ma non facendo attenzione che il materiale di propagazione fosse sano, si sono messe a dimora piante infettate dai viroidi che hanno causato danni enormi alla agrumicoltura.

Oggi la situazione di emergenza è rientrata grazie all'utilizzo portainnesti tolleranti al virus della tristezza e a materiale vegetale certificato non infetto da viroidi, ma potrebbe peggiorare "se si verificasse l'ingresso del vettore più efficace del virus, la Toxoptera citricida, un afide segnalato già in Portogallo. Oppure se giungessero dei ceppi in grado di superare la tolleranza propria dei nuovi portainnesti", sottolinea Sorrentino.

Autore: Tommaso Cinquemani 

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a cura di AgroNotizie

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