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giovedì 17 ottobre 2019


«Plastics tax, provvedimento al limite della follia»

Produttori di plastiche in rivolta. L'inserimento nella manovra finanziaria di una tassa sulle materie plastiche di un euro per ogni chilo di imballaggio (bottiglie, contenitori per alimenti, confezioni per prodotti alimentari, ecc.), che sarà introdotta dal primo giugno 2020, non va giù alle aziende del comparto. Così facendo, infatti, il governo rischia di "affossare ulteriormente la competitività di un settore di eccellenza che sta già intraprendendo una transizione verso soluzioni più sostenibili", come spiega Luca Iazzolino, presidente di Unionplast, l'Unione nazionale delle industrie trasformatrici di plastiche.

E c'è anche un pericolo per la perdita dei posti di lavoro. "La plastics tax - ricorda Marco Falcinelli, segretario generale della Filctem Cgil - non ha alcun razionale logico e mette a rischio il futuro di duemila imprese e di 50mila lavoratori... Non si può pensare di fare cassa sulla pelle delle persone".

Dello stesso parere Alberto Maso, dirigente di Nespak: "Dire che siamo contrari è poco. Questo provvedimento è al limite della follia", sottolinea a Italiafruit News. "Le industrie di materie plastiche pagano già 369 euro a tonnellata di Contributo ambientale Conai (Cac) per il recupero degli imballaggi", equivalenti a 0,369 euro il chilo. "Dal primo gennaio 2020, l'ammontare del contributo obbligatorio per legge dovrebbe più che raddoppiare come conseguenza del netto incremento delle quantità riciclate. Il nostro settore si troverà quindi a dover pagare una tassa nella tassa. Sarà un duro colpo per le aziende, i lavoratori e le loro famiglie".

Per promuovere la sostenibilità dell'ambiente, secondo Maso, sarebbe stato molto più utile scegliere di "detassare le industrie che non utilizzano materie prime vergini, ma plastiche da riciclo post consumo. Già oggi oltre l'80% del nostro packaging è in R-Pet. E siamo già in grado di arrivare al 100%".

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